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Tenuta di Persano. Si estende fra i fiumi Sele e Calore e fu, nel Settecento, la più nota tenuta di caccia dei Borboni, invidiata dalla nobiltà di tutta Europa. Nel 1752 Carlo III acquistò l'intero fondo e avviò un'opera di bonifica che contemplò anche la costruzione di un lezioso casino di caccia cui pose mano anche Luigi Vanvitelli, l'artefice della reggia di Caserta. Dopo l'unità d'Italia passò al ministero della Guerra che ne fece centro di allevamento di una selezionata razza equina; nel dopoguerra divenne poligono di addestramento delle truppe corazzate imponendo una servitù che, sebbene stemperata via via con gli anni, ha conservato quasi intatte le prerogative ambientali dell'area.

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